Lo zabaione della domenica
Per due tazze che scaldano le mani.
Due tuorli freschissimi, due gusci di marsala, due cucchiai di zucchero. Si monta a bagnomaria con la frusta, girando sempre nello stesso verso — Pierina diceva che altrimenti «si offende». Quando scrive sul cucchiaio, è pronto. Si mangia in piedi, in cucina, prima che si raffreddi.
La sfoglia dei giorni di festa
Un uovo per etto, non si discute.
Quattro uova della tenuta, quattro etti di farina, il matterello lungo e mezz'ora di braccia. La sfoglia dev'essere così sottile che, sollevandola controluce, si veda la finestra. Poi tagliatelle larghe un dito mignolo, da condire col ragù che ha pippiato dal mattino.
L'uovo del convalescente
La medicina di casa Belmonte.
Un uovo appena deposto, ancora tiepido, sbattuto con un cucchiaino di zucchero e un goccio di caffè d'orzo. Si dava ai bambini febbricitanti e ai grandi scoraggiati. Non risulta abbia mai guarito nessuno, ma nessuno ha mai rifiutato il secondo giro.